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Solidarietā agli agricoltori veneti dagli astigiani

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Il dramma del Veneto, vittima della sottrazione dei terreni all'agricoltura. In 40 anni si è perso il 27% della superficie. Difficile dire quanti danni siano stati provocati dal maltempo in questa ultima settimana in Italia.
Decine, forse centinaia di milioni di euro, per i campi allagati, inondati, centinaia di migliaia di animali morti, serre e cascine devastate. In Veneto ci sono ancora paesi completamente isolati, fra Treviso, Padova, Verona e Vicenza migliaia di ettari di terreno restano ancora sott'acqua e si registrano i danni maggiori.
Agli astigiani torna alla mente quanto accaduto esattamente 16 anni fa, quando la terribile alluvione per l'esondazione di Tanaro e Belbo mise in ginocchio l'intera economia provinciale.
Molti associati Coldiretti, hanno già voluto esprimere la loro solidarietà agli agricoltori veneti, in molti si sono attivati contattando chi ora si trova nelle stesse situazioni vissute nel 1994.
Purtroppo è una brutta storia che si ripete. Una situazione sempre più consueta, tanto che in Italia sono ormai a rischio per frane o alluvioni 5.581 comuni, il 70 per cento del totale.
L'agricoltura e i paesi rurali sono al centro di uno scempio. Il degrado idrogeologico ha visto, negli ultimi 40 anni, sottrarre all'agricoltura quasi il 27 per cento della superficie, per un totale di 12,7 milioni di ettari. Praticamente un territorio grande come due volte la regione Lombardia.

Solidarietà agli agricoltori veneti dagli astigiani

L'erosione di terre fertili è imputabile alla sottrazione per usi industriali, residenziali, civili ed infrastrutturali, oltre che allo spopolamento delle zone marginali. Il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollato non è stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque e sarebbe ora necessario intervenire per invertire una tendenza che mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese. La situazione è ulteriormente aggravata dai cambiamenti climatici in atto, eventi estremi, sfasamenti stagionali, maggior numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, una modificazione della distribuzione delle piogge.
Coldiretti da anni sollecita una maggiore attenzione alla tutela e valorizzazione della biodiversità agraria ed alimentare. Alle imprese agricole deve essere riconosciuto il ruolo di salvaguardia della biodiversità per il contrasto al cambiamento climatico, oltre alla produzione di beni, di cibo, di medicine.
Occorre tutelare la biodiversità, legata, in particolare, agli agroecosistemi, cioè agli ecosistemi naturali modificati dall'uomo al fine di renderli produttivi attraverso l'agricoltura. Il concetto è che questo tipo di biodiversità deve essere conservata nell'ambiente in cui essa, in virtù dell'opera umana, si è sviluppata, quindi, spesso, nelle imprese agricole.
Gli agricoltori hanno un interesse diretto alla qualità delle risorse naturali, per un mantenimento di lungo periodo delle attività produttive perché sono i primi a subire le conseguenze della perdita di biodiversità e del cambiamento climatico. E' loro interesse mantenere buone pratiche agricole e forestali, per garantire la sopravvivenza della biodiversità naturale, agricola e forestale. Purtroppo, però, in questi anni gli sforzi degli imprenditori agricoli non sono premiati dall'economia. Un basso valore delle produzioni provoca l'abbandono delle campagne. E questo si riflette sull'intera società.
Secondo uno studio sull'economia degli ecosistemi, in uno scenario immutato, la perdita annuale di benessere causata dalla perdita dei servizi ecosistemici entro il 2050 sarà pari al 6% del Pil mondiale. L'agricoltura, dunque, produce veri e propri beni pubblici. Occorre incentivare, così come prospettato dalla Commissione europea, il pagamento dei servizi ecosistemici, inteso a premiare i soggetti i cui terreni forniscono i servizi rispetto a quelli che beneficiano di tali servizi.
Occorre rafforzare la politica di sviluppo rurale proprio per incentivare i servizi ecosistemici, puntando a preservare e potenziare un'agricoltura e una silvicoltura di alto valore naturalistico. Purtroppo, la politica attuale non affronta adeguatamente la problematica dei servizi ecosistemici.

 
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