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Prosecco DOC, la denominazione più grande d'Italia

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Il Consorzio, che raggruppa cinque province produttrici del Veneto (Treviso, Venezia, Belluno, Padova, Vicenza) e quattro del Friuli Venezia Giulia (Udine, Gorizia, Trieste, Pordenone), configurando così la più grande DOC italiana per estensione territoriale, recentemente si è distinto per la decisione di adottare il contrassegno di Stato, obbligatorio per le sole Docg (denominazione di origine controllata e garantita): una scelta volontaria, che denota l’intenzione di tutelare ulteriormente la qualità del prodotto, garantita da un’ufficiale fascetta anti-sofisticazione che sarà applicata alle bottiglie in commercio a partire dal 1 agosto 2011.

Prosecco DOC, la denominazione più grande d'Italia

   

Il giornalista Bruno Pizzul, conduttore d’eccezione di questa serata-evento dedicata alla nuova realtà consortile, alle 18,30 presenterà la proiezione del film “Taste of living”, video promozionale del Prosecco DOC; quindi, dopo l’intervento di alcuni autorevoli relatori, introdurrà lo scrittore Fulvio Ervas, che leggerà alcuni brani tratti dal suo romanzo Finchè c’è prosecco c’è speranza (marcos y marcos, 2010), rilassando il pubblico in attesa dell’apertura del buffet e delle degustazioni.

«Il Consorzio per la Tutela della Denominazione di Origine Controllata Prosecco» afferma il Presidente Fulvio Brunetta, «nasce per salvaguardare e far conoscere in tutto il mondo un grande Vino dalle caratteristiche uniche, espressione delle peculiarità del territorio veneto e friulano. Frutto di un incontro fortunato di natura e storia, radicato nella civiltà e nello stile di vita delle genti del Nord-Est, il Prosecco racchiude contenuti e valori che sono sempre più apprezzati dal pubblico dei consumatori internazionali. Convivialità, gusto e arte del vivere, capacità di armonizzare contemporaneità e tradizione, di bilanciare doveri e piaceri, ne fanno un prodotto che coniuga felicemente un repertorio di significati positivi e vitali con una spiccata piacevolezza sensoriale. Il Consorzio riunisce i produttori di nove province nella preservazione e valorizzazione di un patrimonio comune di sensibilità e cultura oltre che di autenticità ed eccellenza vitivinicola. Dopo l’anteprima avvenuta in occasione del Vinitaly 2010, questa occasione di condivisione vuol essere un momento d’incontro sulle prospettive del Consorzio e di illustrazione delle iniziative che stanno per essere attuate».

Il film “Taste of living”, video promozionale del Prosecco DOC, intende presentare questo Vino come espressione di un territorio chiaramente riconoscibile e di una particolare filosofia di vita, descritta come tipica della popolazione veneto-friulana, ma al tempo stesso comprendente valori e comportamenti universalmente condivisibili, con cui il destinatario del messaggio è invitato a riconoscersi attraverso il consumo del prodotto.
La narrazione, in prima persona plurale, inizia come l’autopresentazione di un gruppo umano che vive in modo equilibrato (espresso dinamicamente attraverso contrapposizioni linguistiche) il rapporto tra contemporaneità e tradizione, apertura al mondo e appartenenza culturale, doveri e piaceri. Ulteriore soggetto del “noi” narrante (come si scoprirà meglio alla fine) è la comunità dei soci del Consorzio del Prosecco Doc, che si propongono implicitamente come portatori esemplari di questi valori. In molte situazioni evocate in questa prima parte può essere introdotto visivamente il calice di prosecco, non ancora nominato nel testo, come presenza discreta che accompagna i diversi momenti. Il modo di vivere delle persone, caratterizzato da convivialità, armonia, gusto e arte del vivere,  rapporto con il passato nutriente ma non nostalgico, è strettamente legato al territorio, - tematizzato nella seconda parte - che viene illustrato attraverso le componenti storiche, artistiche, paesaggistiche più note e suggestive, intrecciate con riferimenti visivi a scenari di produzione e consumo del prosecco.
Il prosecco, a cui è dedicata la terza parte, emerge come il frutto di questa fortunata congiunzione geografica e antropologica. Le molteplici occasioni del suo consumo sono descritte come momenti di benessere e gratificazione, all’insegna di un edonismo rasserenante, facile e accessibile, senza eccessi, che rende agevole l’identificazione del consumatore medio internazionale con il prodotto. La domanda finale “sei d’accordo con noi?” invita esplicitamente lo spettatore ad entrare nella comunità del “noi” che ha iniziato il discorso e che, essendo vicina alla firma finale, si identifica ora più marcatamente con quella dei produttori/consumatori/cultori che compongono il Consorzio del Prosecco DOC.

Finchè c’è prosecco c’è speranza, romanzo dello scrittore Fulvio Ervas, è un giallo ambientato nel trevigiano. Protagonista l’ispettore Stucky, che, in gita tra le colline del prosecco con le belle vicine di casa, si sveglia in un letto non suo, in posizione non consona. Di ritorno a Treviso, cercando conforto tra i calici, trova il suo oste di fiducia malinconico: non si capacita del suicidio plateale del conte Ancillotto, fornitore di vini d’eccellenza. Perché dovrebbe suicidarsi, un uomo che ama le donne, camminare, guardare il fuoco e, naturalmente, il Vino? Mentre Stucky indaga a modo suo, conversando con la governante, l’amante a cottimo e il prete, piomba in paese Celinda Salvatierra, tellurica come le terre andine da cui proviene. È l’unica erede del conte Ancillotto, e semina il panico tra i viticoltori minacciando di sradicare le vigne per impiantare filari di banani a perdita d’occhio. In una notte di temporale, tre colpi di pistola si confondono con i tuoni. L’ingegner Speggiorin, direttore del cementificio, cade nel fango per sempre. Stucky intravede i soliti intrighi mondani dietro queste morti innaturali – corna, rivalità, vendetta – ma sa che la vera risposta è nei gas, nel vento. Nelle bollicine del prosecco, nella polvere che si innalza dai camini del cementificio e si posa su insalate, acque, grappoli dorati. Nella ruggine che il matto del paese gratta sulle tombe dei concittadini, impartendo benedizioni, ma anche “fragnoccole a destra e a sinistra con palo di robinia…”

 
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