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Novello produzione in calo, ma cresce la qualitÓ

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Vino, Cia: per il "novello" ancora produzione in calo, ma cresce la qualità. I prezzi si annunciano stabili
Secondo i primi provvisori dati della Cia, saranno circa 9 milioni le bottiglie che verranno immesse sul mercato nazionale e internazionale (meno 5-6 per cento rispetto allo scorso anno). Il maggior picco produttivo (18 milioni di bottiglie) fu raggiunto nel 2002.

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Da allora è stata una costante e continua flessione. Da semplice moda si sta sempre più trasformando in un prodotto con determinate caratteristiche e tipicità, che vanno portate a conoscenza dei consumatori. Il Veneto resta l'incontrastato leader produttivo.
 
Meno produzione e più qualità. Il Vino novello, dopo anni di boom, si ridimensiona. Da semplice moda si sta sempre più trasformando in un prodotto con determinate caratteristiche e tipicità, senza tuttavia perdere "appeal" tra i consumatori. Da venerdì prossimo 6 novembre e fino al mese di maggio saranno immesse sul mercato nazionale ed internazionale, circa 9 milioni di bottiglie e confezioni (pari a 78 mila ettolitri), con un calo tra il 5 e il 6 per cento rispetto al 2008. Il volume di affari dovrebbe attestarsi tra il 45 e i 50 milioni di euro. Sono questi i primi provvisori dati elaborati dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, anche sulla base di ultime rilevazioni di importanti istituti.
Le difficoltà per il "novello" si erano già manifestate negli ultimi
due anni, ma il 2009 segna il livello produttivo più basso da quando, a fine degli anni '90, questo Vino aveva fatto il suo ingresso prepotentemente nel carrello della spesa degli italiani.
Nel 2002 -ricorda la Cia- la produzione di "novello" toccò il suo massimo storico sfiorando i 18 milioni di bottiglie. Ma già dal 2006 il consumo ha iniziato a calare con 15,5 milioni di bottiglie prodotte. E questa tendenza è proseguita sia nel 2007 che nel 2008 e si e confermerà anche quest'anno. Dunque, meno produzione, ma sicuramente più qualità.
L'incidenza del "novello" sulla produzione enologica nazionale è dello 0,18 per cento, e i prezzi -avverte la Cia- registrano una certa stabilità rispetto allo scorso e vanno dai 3 ai 7 euro a bottiglia, ma anche con punte anche dell'8,50 euro.
La Cia evidenzia che il 63,2 per cento dei vini "novelli" viene dalle regioni del Nord Italia. Mentre il Centro è a quota 22,1 per cento e il Sud al 14,7 per cento. Primo produttore incontrastato resta il Veneto, con oltre 3 milioni di bottiglie, mentre a debita distanza seguono, nell'ordine, Trentino Alto Adige e Toscana. Quindi, Sardegna, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia e man mano le altre regioni.
Da aggiungere -rileva la Cia- che il 12 per cento della produzione va all'estero, soprattutto in Germania e Giappone. E su base regionale grandi bevitori di "novello" sono i veneti, che "autoconsumano" il 53 per cento della loro produzione.
Le cantine produttrici sono poco meno di 300 sparse in tutta Italia. Tra i vitigni protagonisti per il Vino novello 2009 ci sono, il Merlot, il Sangiovese, il Cabernet, il Montepulciano e il Barbera. Molto rari, invece, sono i "novelli" bianchi, pur molto particolari e gustosi, mentre -dice la Cia- si segnalano quelli "rossi" provenienti da vitigni autoctoni come l'Aglianico, il Dolcetto, il Cannonau, il Cesanese, il Sangiovese, il Marzemino, il Primitivo e il Nero d'Avola. Insomma, una ricca offerta varietale, che diversifica il Novello dal Beaujolais Nouveau, frutto di una sola regione della Francia.
Quella dei vini "novelli" -sostiene la Cia- è un'importante fetta di mercato che trova le sue radici in vecchissime tradizioni locali di abbinamento di vini nuovi, ottenuti macerando a lungo le uve intere pressate sofficemente, ai frutti caratteristici dell'autunno, come castagne e marroni e piatti a base di funghi. Da queste tradizioni e prendendo anche spunto dai novelli francesi, è nata una apposita normativa italiana che dagli anni ottanta ha posto le regole produttive che, oltre al primo giorno di vendita, ha stabilito le caratteristiche e la limitazione produttiva ai soli vini con una origine geografica Doc o Igt.
Ovviamente, per dare forza ed incisività a questo particolare prodotto vinicolo, occorre, secondo la Cia, sviluppare politiche per migliorare sempre più la qualità e per promuovere le occasioni di consumo.

 

 

 
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