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Debutto al Vinitaly 2011 del Lison DOCG, del Manzoni Bianco DOC e del Malanotte DOCG

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Finalmente è DOC anche il Manzoni Bianco, Vino veneto “certificato” per eccellenza, del quale si sa il luogo e la data di nascita della prima vite (negli anni ’30 del secolo scorso), e anche il nome del padre, il prof. Luigi Manzoni, bellunese, ma sperimentatore di enologia in quel di Conegliano. Già componente di molti vini di pregio a denominazione, come Manzoni Bianco in purezza non era però ancora riuscito a guadagnarsi i “galloni” della DOC. Per i produttori del Piave, che lo amano, lo producono e lo offrono da tempo, dargli il ruolo che merita era un obbligo, e finalmente ci sono riusciti. Oggi le prime bottiglie sono state stappate a Vinitaly nello Stand del Veneto (Padiglione 4, settori D4 E4), nel corso della presentazione delle perle del Piave: il Manzoni Bianco, per l’appunto, il Raboso, il più classico e antico dei rossi del Veneto, e la sua evoluzione Malanotte, che si è guadagnata la DOCG. Oggi si è assaggiato quello ancora  semplicemente DOC, perché la prima bottiglia “garantita”, che deve affinare per un paio d’anni, non sarà presentabile prima del prossimo autunno. Ma la “G” in più è solo una certificazione amministrativa per un prodotto che è diventato grande e il sapore del Malanotte è stato comunque possibile gustarlo.
Debutto al Vinitaly del Lison DOCG, del Manzoni Bianco DOC, del Raboso DOCG e del Malanotte DOCG

Battesimo travolgente con padrini di grido, quello della prima bottiglia di Lison DOCG, vno bianco antico del Veneto Orientale che ha raggiunto senza problemi il massimo livello di riconoscimento nazionale, salendo con ovvietà la scala delle benemerenze. La prima stappatura e il primo assaggio è stato ospitato nello stand della Regione del Veneto a Vinitaly (Padiglione 4, settori E4 D4), padrone di casa l’assessore regionale al turismo Marino Finozzi, presenti produttori e responsabili del consorzio, il ministro della cultura Giancarlo Galan, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato, il presidente della Commissione agricoltura del Senato Paolo Scarpa Bonazza Buora, imprenditore agricolo nell’area dove crescono le vigne che danno il Lison, così come l’assessore alla protezione civile del Veneto Daniele Stival che non ha voluto far mancare il suo saluto al “neonato”.
Lison è il nome di una località del portogruarese “dove si faceva il Vino buono già quando io ero bambino”, ha ricordato Galan. Quel Vino allora si chiamava Tocai, e l’abbinamento di Tocai e Lison diede vita ad una delle primissime Denominazioni d’Italia. I tempi sono cambiati, le DOC si sono evolute, il Vino veneto è cresciuto in qualità e apprezzamento, il Tocai ha perso il nome ed è diventato Tai, e quel Vino già buono in tempi non sospetti è divenuto campione di eccellenza, riproponendo con un nome nuovo legato alla terra e al lavoro dei campi la storia di una viticoltura di territorio antica, dove il vitigno che dà corpo al Vino era coltivato da secoli.
Nella diatriba sull’attribuzione obbligatoria di un nuovo nome al Tocai, i produttori hanno scelto per tempo di unificare nome del Vino e nome del territorio: Lison, che nessuno può loro togliere, imitare, copiare. Il Lison è l’ottimo Vino bianco di sempre, anzi persino migliore di tempo, perché su di lui i produttori si sono dati parecchio da fare per migliorarne ogni caratteristica, e sono ancora lì, nei campi e in cantina, per esprimere al massimo grado le potenzialità di quest’uva eccellente. Dai vigneti dei Dogi di Venezia, ecco dunque una DOCG Lison di classe inimitabile nel panorama dei vini bianchi, che premia l’impegno dei produttori e l’identità del territorio.
 
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