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Asparago di Badoere un marchio importante, sul modello di prosecco e radicchio

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Si è tenuta ieri sera nella sede municipale del Comune di Morgano la prima riunione programmatica tra i rappresentanti dei 15 comuni (distribuiti tra le province di Treviso, Venezia e Padova) appartenenti al territorio dell’Asparago di Badoere IGP. Archiviata la conquista del marchio europeo di Indicazione Geografica Protetta, gli amministratori comunali hanno dato il via ufficiale ai lavori per la valorizzazione del prodotto. Presenti all’incontro, l’assessore provinciale all’agricoltura Marco Prosdocimo e il presidente del Consorzio di tutela dell’Asparago di Badoere Antonio Benozzi.

Asparago di Badoere un marchio importante, sul modello di prosecco e radicchio

A fare gli onori di casa, il sindaco di Morgano Elena Basso, che ha salutato con orgoglio la neonata IGP e auspicato una fruttuosa collaborazione tra le municipalità coinvolte in questa nuova, entusiasmante opportunità offerta dall’ennesima varietà tutelata veneta.
L’entusiasmo, infatti, è stata la reazione che ha comprensibilmente segnato questa prima giornata dell’Asparago di Badoere IGP e che, come ha sottolineato l’assessore all’agricoltura del Comune di Morgano Daniele Rostirolla, «andrà presto canalizzato in un preciso piano di promozione e valorizzazione, in cui sarà fondamentale il sostegno da parte delle amministrazioni». «L’asparago, alla stregua del radicchio e del prosecco», prosegue Rostirolla, «è uno dei prodotti tipici della nostra regione e nella fattispecie delle tre province che coltivano la varietà di Badoere. In tal senso, è auspicabile che le istituzioni contribuiscano come già fatto per le altre tipicità, sostenendo in particolare il lavoro svolto dal Consorzio e dai suoi volontari. L’obiettivo è fare dell’asparago di Badoere un marchio importante, sul modello di prosecco e radicchio, capace di offrire (nonostante la breve durata della sua stagionalità) il medesimo appeal enogastronomico e quindi anche turistico. La strada da seguire, in questo momento, è soprattutto quella della sensibilizzazione dei produttori circa l’importanza dell’adozione del marchio IGP, misurabile nei termini di qualità garantita e di stabilità dei costi. Inoltre, per contribuire alla visibilità del prodotto, dovranno essere accantonati i campanilismi a favore del dialogo con le altre varietà dell’asparago, collegando le singole realtà produttive in una rete promozionale comune. Questo il primo passo verso una possibile, futura realizzazione di un documento unico che comprenda le maggiori tipicità venete, appunto l’asparago, il prosecco e il radicchio».

«La conquista dell’IGP è un grande risultato», ha fatto seguito l’assessore della Provincia di Treviso Marco Prosdocimo, «ma non deve essere un punto d’arrivo, semmai di partenza. Il solo IGP non è necessariamente sinonimo di ritorno economico e di visibilità, salvo che non sussistano determinate condizioni che pertengono essenzialmente alla condivisione di interessi comuni da parte dei produttori. La palla, adesso, passa proprio a loro: i produttori devono comprendere che è di primaria importanza certificare la produzione. La certificazione ha dei costi ed in tal senso non mancherà il sostegno delle amministrazioni, ma tali costi hanno il valore di un prezioso investimento. Perciò, approvato un piano ed un budget di partenza, sarà necessario poi effettuare tramite il Consorzio adeguati controlli e verifiche sul numero delle adozioni dell’IGP. Solo monitorando la qualità possiamo valorizzare e quindi vendere i nostri prodotti, dobbiamo perseguire unanimemente questa strada».

«La superficie agricola coltivata ad asparagi è di circa 150 ettari», spiega il presidente del Consorzio dell’Asparago di Badoere Antonio Benozzi. «Vi sono circa 200 produttori sparsi tra le province di Treviso, Venezia e Padova, con una produzione totale annua superiore a 10.000 quintali. Il commercio viene effettuato direttamente dai produttori, dalle cooperative di raccolta e da alcuni distributori della zona. Il fatturato annuo è di circa cinque milioni di euro. Il nostro consorzio comprende al momento 40 soci, dei quali 28 sono produttori. Vi sono molte difficoltà, non solo economiche ma propriamente tecniche, per ottenere le certificazioni. Tali difficoltà possono essere affrontate e superate solo se passa il messaggio l’adozione del marchio IGP è un investimento economico fruttoso ed in tal senso è importante il contributo delle amministrazioni».

 

 

 
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