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Eccoli, i mille del 2000, i giovani che hanno avuto il coraggio di cimentarsi con gli impegni, i rischi e i debiti di chi diventa titolare di un’impresa agricola. Sono qui a Padova, una parte di loro, la più attenta ed entusiasta della platea che anima la Conferenza Regionale dell’agricoltura veneta, per partecipare direttamente alla costruzione del loro futuro, dove le incognite sono all’ordine del giorno. Il loro è un entusiasmo palpabile – ha commentato l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, che li ha voluti in prima fila, al posto dei soliti notabili – che si esprime in un segmento economico che più degli altri ha subito gli effetti della crisi, ma che sta anche dimostrando i segnali di una ripresa, con una crescita dell’occupazionel, della produzione lora dendibile, dell’esportazione fatta di prodotti che sono il contrario della mondializzazione.
I Mille sono quelli che si sono insediati e si insedieranno entro l’anno corrente grazie al sostegno finanziario ed economico del Programma di Sviluppo Rurale, ma rappresentano solo una parte di quanti vogliono intraprendere questa strada, circa il 65 per cento, perché i fondi pubblici per soddisfare le richieste, quasi 76 milioni di euro, non sono sufficienti per tutti. Il contributo pubblico, in ogni caso, copre solo la metà della spesa che serve a quanti rischiano in proprio prima ancora di cominciare I neoimprenditori sono dunque di più,, perché tanti altri si sono arrangiati in altro modo per raggiungere il loro traguardo e nel complesso costituiscono una percentuale significativa, che si aggira attorno al due per cento, delle imprese rurali iscritte alle Camere di Commercio. E sono anche più istruiti e preparati, i più disponibili e attenti all’innovazione, alla ricerca ma nello stesso tempo alla valorizzazione dei valori e della tradizione.“A Padova nasce il progetto della strada che percorreremo assieme a loro – ha affermato Manzato – che non lasceremo mai soli. Tracciamo assieme questo percorso perchè serve a tutti noi, a tutta la comunità regionale e a tutto il territorio veneto, a favore del quale gli agricoltori svolgono un lavoro difficile e che sotto più aspetti ha i connotati, non ricompensati, di un servizio pubblico”.
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