Galan, dieta mediterranea patrimonio dell'Unesco
|
|
|
|
“Chi intende dedicarsi all’agricoltura e di conseguenza chi intende conoscere i precetti di una affascinante dieta alimentare può trovare nei ‘Geoponica’ di Cassiano Basso i misteri e le verità diventati intorno al VI secolo un vero e proprio ‘almanacco del contadino’, che dall’impero romano d’Oriente consente di avvicinarsi alla civiltà agraria sia greca che romana dell’intero bacino mediterraneo. Per queste ragioni ritengo fuorviante il cristallizzare la dieta mediterranea in certi prodotti piuttosto che in altri, siano questi italiani oppure spagnoli o provenzali o nordafricani. Le ricette restano ricette, ma al di là delle diverse ‘cucine’ si allarga un patrimonio immateriale dal quale di sicuro fanno parte la vigna e l’imbottigliamento del Vino di Luna Vecchia, oppure gli arbusti di Issopo, il sedano selvatico, il mirto, il miele, l’olio d’oliva, il grano, la tisana d’orzo, le fave, i ceci, le lenticchie, il miglio, la lattuga, che cresce meglio se i suoi semi vengono cosparsi di letame di capra o di pecora.
Insomma, dell’immateriale cultura che va sotto il nome di dieta mediterranea di certo fanno parte anche le carni di bovini, ovini e suini fino a quelle di ogni genere di pesci, i pesci che si radunano ancora nel grande mare antico dove nuota il pesce principe del Mediterraneo, cioè il tonno che per i Romani era il ‘pesce bello’. Ma come ho detto all’inizio, di dieta mediterranea si può parlare o scrivere all’infinito”.
|